Posted on 05 Ago, 2016 by Aeris --- 1 commento

Saint Seiya è una storia che, tra le altre cose, trabocca di legami. Alcuni molto espliciti, altri appena accennati. Gettati lì un po’ a caso per poi essere dimenticati dal manga, vengono spesso presi ed amplificati dall’anime. Quelli dei personaggi “secondari”, poi, arrivano sempre con grazia, sempre con discrezione. Non ti vengono vomitati addosso e forniscono lo stretto indispensabile per accendere una piccola scintilla che, nel migliore dei casi, ti porterai dietro con sofferenza ed insoddisfazione fino alla morte. Il sentimento predominante è quello dell’amicizia, quella disinteressata, pura ed autentica. Non c’è spazio per il romanticismo o la passione in Saint Seiya e, le rare volte che arriva, si trasforma in una devozione tale che risulta impossibile tracciarne i confini con l’amore. E’ il caso di Seiya e Saori, ma anche di Hilda e Siegfried, ad esempio. Ma la verità è che l’amore, quello romantico, spesso ci viene negato e soffocato. Tra le tantissime dichiarazioni di Kurumada senza senso solamente una mi è sempre sembrata splendida: “un Cavaliere non potrebbe mai legarsi in senso romantico a qualcuno. Se succedesse, la vita di quella persona diventerebbe più importante di quella della Dea Athena”. Ed è il motivo per cui Shiryu non fa altro che mettere da parte i propri sentimenti per Shunrei. Ma è anche la ragione che spinge Aiolos ad abbandonare Aiolia, in fondo. Ancora meglio: è il motivo per cui ogni Saint sarebbe disposto a dare la vita per i propri compagni, ma è anche la ragione primaria per cui scelgono di andare avanti sempre, anche a costo di sacrificare i propri affetti: perché Shun, per Athena, è disposto a perdere Ikki. L’intero Chapter Sanctuary di Hades ruota attorno a questo concetto. In tutta la Serie Classica c’è solamente un Cavaliere che rinuncia al suo ruolo di Saint per stare accanto a qualcuno ormai più importante di chiunque altro, ed è Orfeo. Ed è lampante. E’ lampante perché è diverso da chiunque altro.

Kanon centrato dal Tridente di Poseidon nel volume 18 del manga.

LA GENESI: in realtà non esiste una vera e propria genesi per Milo e Kanon, in quanto il loro legame è circoscritto allo “scontro” che mettono in scena nelle stanze di Athena, e nasce dalla necessità narrativa di mostrare ai lettori il pentimento e l’evoluzione di Kanon, rimasti in sospeso dal Chapter Poseidon.

Nel manga la conversione del (non ancora) Cavaliere di Gemini era già avvenuta nella Saga dei Mari, lo sappiamo, con Kanon che fa da scudo ad Athena ricevendo il Tridente di Poseidon in pieno petto. Non essendo in programma il Chapter Hades – all’epoca dei 114 – l’anime pensò bene di cambiare questo dettaglio mettendo il sacrificio finale nelle mani di Seiya, così da chiudere definitivamente l’anime storico e anticipando, senza volerlo, gli eventi tra Pegasus e Hades nei Campi Elisi, tanto che la Spada di Hades nel cuore del Bronzino, più che stupirci, ci ha fatto sbadigliare ed esclamare qualcosa di molto simile a Eh va, che dò bali.

Va ammesso che il sacrificio di Kanon, nel manga, è abbastanza repentino, improvviso ed affrettato (due pagine, signori), tant’è che nemmeno lo stesso Kurumada indugerà troppo su questo istante, quasi come non fosse nemmeno avvenuto, come a dire Okay, l’amo per Hades è lanciato, nel frattempo facciamo finta che sia morto. In effetti va detto che l’intero finale del Chapter Poseidon è scritto con la precisa intenzione di non farci badare troppo al gesto di Kanon; persino Athena tenderà a dimenticarsi del suo sacrificio nell’immediato, dimostrando di voler salvare Julian dalla distruzione del Regno Marittimo, senza preoccuparsi di quel povero tizio con il Tridente nello stomaco (a sua discolpa va ammesso che si scorda di soccorrere anche gli altri quattro Bronze, però, quindi è sostanzialmente una persona molto coerente).

Da notare che Milo scatta ancor prima che Kanon finisca la frase. Quando si dice #stile.

SANCTUARY: quello tra Milo e Camus Kanon non è quindi un rapporto strettamente personale, basato sulle loro rispettive identità o su un passato in un qualche modo condiviso, no; si tratta più che altro di un legame  funzionale alla scena stessa, che nasce e si consuma in quel preciso istante, e che vede come protagonisti quelli che fino ad allora erano due completi estranei. Insomma, è abbastanza lecito pensare che Kanon si sarebbe sottoposto ai colpi di chiunque, così come resta difficile immaginare un Milo diverso davanti a qualsiasi essere umano votato ad un tale pentimento; ma allo stesso tempo è impossibile negare che la bellezza di questi pochi minuti sia strettamente legata alle loro specifiche personalità.

Come detto, la conversione di Kanon era già avvenuta sul finale di Poseidon e, in effetti, il Cavaliere che troviamo nelle stanze di Athena è già un Guerriero pronto a combattere in nome della Dea. Perdonato senza alcun indugio da Saori, Kanon non ha dubbi sulla strada da seguire, tanto che lo troviamo immediatamente a difesa della Terza Casa. Indipendentemente che si abbia letto o meno il manga, Kanon ci viene subito presentato come un Cavaliere schierato dalla parte di Athena, sicuro delle sue azioni e pronto a riscattarsi. Perché, allora, il confronto con Milo? E soprattutto, perché proprio con Milo?

La risposta alla prima domanda viene da sé: Kanon vuole essere accettato dai suoi compagni. Il perdono di Saori da solo non basta, è troppo poco, se paragonato a ciò che le sue azioni hanno generato: la rivolta di Saga, la morte di Aiolos e un esercito decimato. Un esercito che adesso deve affrontare Hades e i suoi 108 Specter. Un esercito che deve fare a meno di ben sei Cavalieri d’Oro, molti di loro – tra l’altro – appena risorti come nemici. Banalmente, Kanon non si sente degno della Cloth dei Gemelli – l’Armatura di Saga, di suo fratello -, non senza aver pagato i suoi debiti, non senza l’accettazione dei suoi compagni.

Milo, l’uomo che fece piangere Kanon.

In fin dei conti le azioni e i sentimenti di Kanon, così come il suo senso di colpa, sono piuttosto evidenti e non necessitano di chissà quale analisi; piuttosto vale la pena concentrarsi sulle ragioni che lo hanno portato al confronto diretto con Milo anziché con qualcun altro. Iniziamo dal motivo più ovvio e pratico: l’Ottava Casa è l’ultimo Tempio presieduto da un Gold Saint ancora in vita. Milo è dunque l’estremo Guerriero a difesa di Athena, dopo di lui: il nulla. Non stupisce quindi che sia proprio il Cavaliere di Scorpio a piombare nelle stanze di Athena per controllare chi sia l’estraneo al loro interno, generando così un fantastico allineamento di coincidenze perfette.

Perché la volontà di espiazione di Kanon è meravigliosa, ma che ne sarebbe stata dell’intensità narrativa della scena se non ci fosse stato Milo? Mu probabilmente avrebbe stretto il pugno e se ne sarebbe uscito con un vago ai vostri ordini, Athena; e a denti molto stretti. Aiolia si sarebbe comportato a mo’ di rullo compressore, e sicuramente solo un eventuale intervento di Saori avrebbe potuto fermarlo. Lo Shaka post-Ikki non si sarebbe nemmeno scomodato dalla Sesta Casa, perché lui è quello che legge nei cuori della gente, bitch please. L’unico che avrebbe tenuto lo stesso comportamento di Milo sarebbe stato Aldebaran, probabilmente, ma diciamolo: un Great Horn stampato sul bel faccino di Kanon non avrebbe avuto lo stesso effetto emotivo su noi spettatori e poi, dettaglio insignificante, Aldy in quel momento era già passato a miglior vita.

Insomma, viene naturale pensare che l’unico in grado di conciliare i desideri di punizione e accettazione di Kanon sia unicamente Milo, e non perché sia un essere benedetto dalla perfezione divina, ma piuttosto perché padrone dello Scarlet Needle, una tecnica strettamente legata ai concetti di castigo e sofferenza, che rispecchia pienamente le qualità caratteriali di Milo: letale, doloroso e lento, a tratti anche sadico, ma allo stesso tempo capace di indugi, riflessioni, perdono e salvezza. Senza queste doti sarebbe impossibile padroneggiare a dovere una tecnica simile (la mia preferita di tutto Saint Seiya, sia chiaro, seconda unicamente al Tenbu Horin). Non penso che Milo sia partito con l’intenzione di accettare e perdonare Kanon, anzi, sono abbastanza convinta che inizialmente avrebbe voluto davvero mandarlo al Creatore; d’altronde Milo è un Cavaliere molto impulsivo e istintivo, uno di quelli che prima ti pesta e poi ti chiede scusa. Ma è anche un Guerriero estremamente riflessivo, un combattente che si serve della battaglia stessa per giudicare il proprio nemico, e proprio per questo mi è sempre piaciuto identificarlo come una via di mezzo tra la testardaggine di Aiolia e la riflessività di Mu.

Ci si potrebbe scrivere un libro, su Milo e le sue spalle.

Di questi brevi ma intensissimi minuti tende sempre a rimenere in mente la determinazione di Kanon, la sua sofferenza, la sua voglia di riscatto ed il suo desiderio di accettazione nel gruppo. E’ naturale, la scena stessa ha il preciso scopo narrativo di completare la formazione di quello che diventerà il Saint di Gemini, è normale che sia così. Sono elementi bellissimi e unici, se pensiamo a quanto sia asociale questo personaggio, ma raramente mi è capitato di trovare qualcuno in grado di soffermarsi anche su Milo, le sue ragioni ed emozioni. Perché Milo, in questo momento, non solo dimostra di comprendere i desideri più intimi di Kanon – così come un tempo riuscì a intuire il destino a cui sarebbe andato incontro Hyoga uscendo dall’Ottava Casa -, si assume anche la responsabilità di perdonarlo ed accettarlo in nome di tutti i Cavalieri d’Oro ancora in vita.

Quando Milo parla di tutte le sofferenze e del sangue versato a causa delle azioni di Kanon, non lo fa soltanto per spiegare le proprie ragioni ad Athena o per incidere un senso di colpa ancora più profondo nell’animo di Kanon; sta in realtà parlando delle sue, di sofferenze. Del sangue che lui stesso ha contribuito a versare; sta parlando del dolore di Mu, di Aiolia e di tutti gli altri. Perché il tradimento di Saga è stato prima di tutto distruttivo per i Gold stessi. Perché Kanon ha scatenato la rivolta di Gemini, ed è la ragione per cui Aiolia non ha più un fratello o Mu il suo Maestro. Ha causato la morte di compagni ed amici, di quelli che un tempo erano ragazzini cresciuti ed allenati insieme. Ha spezzato il gruppo per tredici lunghi anni, negando Athena al Santuario e, con essa, una guida per tutti loro.

Questo confronto, in breve, è una questione tra Cavalieri d’Oro, tant’è che entrambi ignoreranno gli ordini diretti della stessa Athena, pregandola di – parafrasando – non impicciarsi. Kanon vuole combattere, ma è consapevole che farlo senza l’approvazione di tutti i suoi compagni non sarebbe la stessa cosa, perché in questo momento è di fondamentale importanza l’accettazione da parte di tutti loro, così che possa trovare una maggiore determinazione e sicurezza alla battaglia. Kanon vuole essere degno dell’Armatura dei Gemelli, ma ha la consapevolezza di non aver ancora sofferto e pagato abbastanza per essere riconosciuto come Gold Saint, per questo scoppierà in un pianto liberatorio quando Milo lo identificherà finalmente come tale. Solo allora si sentirà davvero legittimato a combattere per Athena, indossando davvero la Cloth di Gemini. Milo dimostra chiaramente di comprendere questo intimo bisogno di Kanon, per questo è fantastico.

Ho sempre trovato questi pochi minuti di una bellezza disarmante, e non soltanto per la presenza di due esseri fantastici a confronto, ma anche in virtù del fatto che si tratta di una sequenza unica, nell’economia del manga, per certi versi inutile ai fini dell’intreccio narrativo vero e proprio. Kurumada, infatti, quasi mai si dilunga in attimi così emotivamente intensi, a meno che non siano funzionali all’evolversi della storia e del suo intreccio. Perché Saint Seiya trabocca di momenti del genere, ma nascono sempre dall’esigenza di procedere nella storia e raramente restano funzionali a quell’attimo e basta. Quel che non serve all’avanzare della narrazione, di solito viene abbandonato o ignorato, nel manga. Per certi versi, quello tra Kanon e Milo, è un momento che ti aspetti di trovare nell’anime, non nel fumetto, dove riesce ad assumere le sembianze di una meravigliosa parentesi fine a se stessa. Perché Kanon si sarebbe recato nel Meikai in ogni caso, anche senza l’intervento di Milo. Avrebbe affrontato i Giudici e si sarebbe sacrificato per la causa, ma certamente non l’avrebbe fatto con la stessa sicurezza e consapevolezza, dispensando predicozzi verbali anche a Shun che, per Athena, ha invece sempre combattuto.

Milo e Kanon non combatteranno mai fianco a fianco e non si parleranno mai più dopo questi eventi. Kanon non farà mai gioco di squadra e nel Meikai si isolerà da tutto e tutti, dedicando il suo tempo a Rhadamantis e lasciando l’estremo sacrificio nelle mani di Saga. Eppure resta impossibile non percepire il continuo eco degli eventi avvenuti nelle stanze di Athena. D’altronde Milo è riuscito a far piangere Kanon, provateci voi.

Aeris (40 Post) Gira sul Web dall'inizio del nuovo millennio e da allora ha fatto un sacco di cose inutili. Legge tanto, tiene a mente tutto ma posta pochissimo, ecco perché non avete mai sentito parlare di lei. Dal 1990 continuano a chiederle quale sia il suo Cavaliere d'Oro preferito; quelle persone stanno ancora aspettando una risposta.

 

One Response so far.

  1. Cristian Maritano ha detto:

    Complimenti…ottima analisi!

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