Posted on 31 Gen, 2013 by Aeris --- 5 commenti

Non potevo starmene zitta. Ci ho provato, credetemi. Sono ormai sei giorni (e questo post ho iniziato a scriverlo 2 giorni fa) che non penso ad altro e, diciamolo, degli articoli su Star Wars, Disney e Abrams prima o poi li avrei fatti. La figata è che mi ritrovo a farlo in un colpo solo. Quando si dice destino. Più avanti avrò sicuramente occasione di scrivere qualcosa dove narrerò del mio incontro e del mio amore per ognuno di loro, ma per adesso accontentavi della versione flash, che poi flash non è.

Se osservate attentamente la grafica del sito, vi accorgerete che è davvero facile intuire come possa aver preso le notizie relative a Star Wars negli ultimi mesi. Vediamo un po’.

Addio, ciao ciao, auf wiedersehen, goodbye

When you wish upon a Death Star

When you wish upon a Death Star

Andando in ordine rigorosamente cronologico, sono abbastanza sicura che la Disney rappresenti il mio primo grande amore. Non ci metto la mano sul fuoco solamente perché non ricordo se ho conosciuto prima lei, Anthony di Candy Candy o Via col Vento. Ad ogni modo siamo lì.

Quando è rimbalzato l’annuncio dell’acquisto della Lucasfilm, il primo istinto che ho avuto è stato quello di scendere in cantina, stappare lo champagne ed ubriacarmi tirando freccette verso un bersaglio a forma di George Lucas. Alla fine, non avendo a disposizione nessuna di queste cose, mi sono limitata a trollare un po’; che poi è divertente uguale.

Star Wars è una saga dalle infinite potenzialità, precisiamolo. Il suo universo è vasto e ci sarebbero tantissime cose da raccontare ma, soprattutto, creare. La cosa curiosa è che Star Wars ha dato il meglio di sé proprio nei momenti in cui Lucas ha avuto l’umiltà di affidare la sceneggiatura e la regia della sua creatura ad altre persone. E’ evidente che ci troviamo di fronte al Kurumada Americano, insomma. Anche Saint Seiya il meglio di sé lo ha dato con il suo creatore fuori dai coglioni e… sì, mi riferisco all’anime. Forse è per questo che sono così indulgente con la Compilation di Final Fantasy VII. I suoi progetti sono dei capolavori in confronto al bombardamento di schifezze che negli ultimi 14 anni hanno subito sia Star Wars che Saint Seiya.

George Lucas ha avuto più di 15 anni di tempo per tessere una storia degna di precedere la Trilogia Classica. Non ce l’ha fatta. In tre film è riuscito nell’incredibile impresa di tradire:
La sua stessa storia: plot-holes e un numero imprecisato di incongruenze che, davvero, neanch’io so come non abbia potuto accorgersene.
La Forza: che all’improvviso non è più ciò che da al Jedi la possanza, ma diventa un gruppo sanguigno particolarmente figo.
I collezionisti: ci ha tolto le figures di Fener e ci hai dato quelle di Jar Jar.
Il suo stesso fandom: togliendo dal mercato le edizioni tradizionali dei film, ha impedito per sempre al mondo di godersi in alta qualità le versioni originali della Trilogia Classica. Una volta per tutte: nessuno vuole vedere il concerto in casa di Jabba. Nessuno vuole vedere Greedo sparare prima di Han Solo. Nessuno vuole vedere Hayden Christensen al posto di Sebastian Shaw. E questa, forse, è la cosa per cui lo detesto di più. Un bravo papà ci avrebbe dato la possibilità di scegliere. Lui ce l’ha negata.

Sarò chiara. Sono sempre stata contraria ai tanti chiacchierati Episodi VII, VIII e IX. Non ne ho mai sentito una reale necessità dato che Episodio VI non lasciava certo adito ad eventuali seguiti. Ancora più contraria lo divenni quando la Nuova Trilogia arrivò alla fine della sua corsa. Se Lucas era riuscito a fare un tale casino su una storia che potenzialmente era un capolavoro; figuriamoci cosa avrebbe combinato con qualcosa come un seguito. Credetemi, non sono cattiva. Io a Lucas, in fondo, voglio davvero tanto bene, ma è evidente come negli ultimi anni non sia proprio stato in grado di essere all’altezza del fenomeno che lui stesso ha generato. C’era davvero bisogno che qualcuno gli subentrasse. Qualcuno che del marketing avesse fatto la sua filosofia di vita. Qualcuno che conoscesse il significato della parola coordinazione. Qualcuno che sapesse raccontare bene le favole, perché Star Wars è prima di tutto una favola. C’era una volta in una galassia lontana, lontana… …  ricordate, no?

Un po' di vita, Darty, Su.

Compratemi anche Saint Seiya, vi prego

Ogni volta che la Disney compra o collabora con qualcosa, regolarmente, si scatenano reazioni che farebbero impallidire anche gli ammutinati del Bounty.  Succede sempre. Quando venne annunciato Kingdom Hearts, ricordo benissimo che nei forum non si faceva altro che discutere di quanto sarebbe stato oltraggioso mischiare personaggi bambineschi come i vari Topolino & comp. con gente seria ed adulta come i vari protagonisti dei Final Fantasy. Benché fosse assolutamente comprensibile essere interdetti da questa bizzarra scelta, io non potevo fare altro che esserne entusiasta. Adesso, quando penso a Kingdom Hearts III (che tanto non uscirà mai, lo sappiamo), fantastico sulla presenza di Fener. Il tutto sulle note della Marcia Imperiale.

Chi conosce a fondo la storia della Disney sa benissimo quanto questa compagnia possa e sappia essere versatile. Il fatto che si pensi ancora a lei unicamente come la major dell’infanzia è sintomo di essere rimasti fermi agli anni 70. La Disney ha attraversato diverse fasi e la più adulta, quando si parla dei Classici lungometraggi, è proprio la Disney delle origini. Quella di Walt, per intenderci. Quella che si preoccupava di creare dei veri capolavori di tipo artistico e contenutistico. Sfido qualunque bambino a capire a fondo Bambi, Fantasia, Alice o Lilli e il vagabondo; tutti cartoni che si apprezzano maggiormente da adulti. Questa Disney, che poi è la migliore, adesso si chiama Pixar. Inutile anche solo dire qualcosa a riguardo; soprattutto se è Michael Arndt Lawrence Kasdan (con J.J. Abrams stesso), a scrivere Episodio VII.

Se sono così entusiasta dell’acquisto della Lucasfilm è perché abbiamo visto tutti cosa è successo con la Marvel. Da allora abbiamo assistito ad una costante crescita organizzativa per portare sugli schermi delle storie che potessero essere concatenate tra di loro in modo più forte. L’universo dei comics-movie che la Disney sta costruendo per il grande schermo al momento è immenso. La capacità organizzativa di questa major è una delle cose di cui un franchising come Star Wars ha più bisogno. La Disney è perfetta non solo per rilanciare la Saga sul grande e piccolo schermo… è anche la più adatta per continuare un merchandising che, inutile dirlo, è il più vasto che si sia mai visto; roba che Gundam a confronto è un dilettante. E poi vogliamo il parco a tema, ecco.

Dimenticavo; assieme a Star Wars e Indiana Jones la Disney dovrebbe essersi presa anche quella cosetta chiamata LucasArts, responsabile di una certa avventura grafica nota ai più come Monkey Island; forse ne avete sentito parlare. Nella migliore delle ipotesi potremmo vedere i diritti tornare in mano a Ron Gilbert; già pronto a combinare qualcosa. Nella peggiore resterà tutto in mano alla Disney che potrebbe far tornare Guybrush alla ribalta o, Dio non voglia, lasciarlo in cantina a prendere polvere. Nell’ultimo caso non noteremmo comunque la differenza. Fatevi due conti, geek.

May the lens flare be with you, J.J.

Oh, sì

Fatemi morire di felicità, grazie Dio

Tutti sanno chi è J.J. Abrams. In pochi sanno quello che realmente ha fatto. Scopriamolo.
Jeffrey Jacob Abrams è principalmente un produttore, sceneggiatore, regista e compositore. L’opening theme di Fringe è suo, ad esempio. Quelli che si limitano al cinema lo conoscono come quello di Mission Impossible III, Cloverfield, Super 8 e quella giga-figata del reboot di Star Trek. Ah, è anche noto come quello del lens flare, che per lui rappresenta quello che sono le esplosioni per Michael Bay.

Chi segue i serial TV lo conosce anche come quello di… beh, tutto. Per i male informati è l’individuo da incolpare o amare per Lost e Fringe. Chi ha fatto i compiti a casa invece sa benissimo che Abrams è una sorta di produttore la cui unica colpa è quella di investire in cose a caso. Essere produttore o co-creatore di un serial non vuol dire necessariamente starci dietro e seguirlo. La cosa bizzarra è che quando si gioca allo scarica-barile delle colpe, nessuno tende a prendersela con il produttore. Di solito ci si diverte ad accusare il regista (nei film) o l’intero squadrone degli showrunners (nei serial). Quando si parla di Abrams, invece, non c’è via d’uscita. Che sia stato il creator, lo sceneggiatore o il regista; la colpa, o i meriti, sono sempre suoi. Non si sa perché ma è cosi. Facciamo un po’ di chiarezza.

Se parliamo televisione, Abrams è abbastanza famoso nell’ambiente per essere quello che da una mano nelle fasi iniziali dello show per poi andarsene e lasciarlo condurre da quelli che sono, nella maggior parte dei casi, gli altri creatori o co-creatori. Il suo nome ormai è diventato lo sponsor del mistero e dello sci-fi. Prendiamo ad esempio la serie che più di ogni altra porta il suo nome, ossia Lost. Il contributo di Abrams nello show è arrivato sì e no sino a metà della prima stagione. J.J. viene considerato il creatore di Lost ma in realtà l’idea non fu nemmeno sua; bensì di Lloyd Braun, al tempo direttore esecutivo della ABC. Braun, deluso dalla prima bozza del Pilot, chiamò Abrams che, assieme a Damon Lindelof, lo riscrisse. Diretto l’episodio e tracciata l’impronta e la forma della prima stagione, disse ciao a tutti e se ne andò a fare Mission Impossible III. Da allora, l’unico contributo che Abrams diede allo show furono i soldi della Bad Robot e la sceneggiatura di A Tale of Two Cities, primo episodio della terza stagione. Più dettagli qui e qui. Il fenomeno Lost è certamente un suo merito dato che è stato proprio l’episodio Pilota (spinto dai suoi soliti trailer criptici) a far palpitare gli animi di mezzo mondo e a costringere i produttori ad andare oltre gli episodi originariamente concepiti; ma ci sarebbe da sottolineare il fatto che le vere persone da odiare o ringraziare, nel caso l’intero serial non o sia piaciuto, sono Lindelof e Carlton Cuse.

Sorti analoghe toccarono anche a Fringe e Undercovers. Tutti show co-ideati da Abrams ma che non lo vedono mai nelle vesti di un reale showrunner. Gli unici serial in cui potremmo dire che ricopre un ruolo davvero rilevante sono quelli pre Lost, ossia Alias e Felicity. Entrambi, infatti, lo vedono sia alla regia che alla sceneggiatura a più battute. Per il resto lo si può trovare dietro ad altre produzioni dove, per produzione, si intende proprio il solo aspetto finanziario. Cosa che capita quando si fa il produttore di lavoro. Sono quasi certa che se gli chiedessimo di cosa parlano Revolution, Alcatraz, Person of interest, Six digrees o What about Brian, nemmeno saprebbe risponderci.

Parlando di cinema, invece, è nettamente più semplice; soprattutto se ci fermiamo solamente sul piano registico. Abbiamo: Mission Impossible III, Star Trek e Super 8. Il tutto nel giro di 6 anni circa. In attesa di Into Darkness, che probabilmente è nella top5 dell’hype del 2013, non penso di essere di parte nel dire che, per ora, non ha sbagliato un colpo.
Ah, nonostante mezzo mondo ne sia convinto, Cloverfield non è stato diretto da Abrams, dato che in quel periodo era nella cabina di regia per il reboot di Star Trek. Ideatore e co-produttore del progetto, ha seguito la sua realizzazione passo per passo sfruttando appieno il suo innato talento con il marketing virale; capacità nella quale non ha davvero rivali. Abrams è anche uno dei responsabili dello script di Armageddon di Michael Bay. Come vedete, i conti tornano sempre. Io un uomo che fa saltare in aria Bruce Willis assieme ad un meteorite posso solo amarlo; anche se all’epoca non sapevo chi fosse.

In mezzo a tutto questo, Abrams ha fatto scoprire al mondo un certo Michael Giacchino, che probabilmente è soltanto il John Williams del nuovo millenio. Una gavetta niente male, quella di Abrams, se si considera che in nemmeno 10 anni è riuscito a sfornare ottimi film diventando co-produttore e/o regista di 3 franchising della portata di M.I, Star Trek e Star Wars. Magari ogni tanto va anche al cesso, forse.

Okey, questa mi fa piangere però

Okey, questa mi fa piangere però

Fatta chiarezza sul curriculum di J.J., veniamo alla notizia più bella di questo 2013: Abrams e Star Wars. Abrams e Star Wars insieme. Io non so perché, ma a quest’uomo voglio davvero tanto bene. Spesso me lo immagino come un ragazzino incredibilmente nerd che si diverte a passare da un progetto all’altro perché proprio a stare fermo lui non ci riesce. In realtà, molto probabilmente, passerà tutto il suo tempo a rimuginare con se stesso maledicendosi per aver accettato la regia di un film che tutti facevano a gara per rifiutare.

Non appena scattò il toto-regista per Episodio VII, io avevo solamente un nome in testa: il suo. Ero sicura che glielo avrebbero chiesto; come lo ero del fatto che avrebbe rifiutato nel giro di due secondi. Nonostante tutto, davanti a quel categorico “no” che sembrava non ammettere repliche, il mio debole cuoricino si spezzò ugualmente. E poi… niente, quando si parla di Disney ti accorgi che davvero solo lei sa trasformare i sogni in realtà. J.J. Abrams è la scelta giusta? Sì, sì e sì. Vi darò VII motivi del perché.

– (4) Il cinema è la sua giusta dimensione
L’Abrams televisivo è molto diverso da quello del grande schermo. Mi ha sempre dato l’idea di una persona che dalla TV si senta in qualche modo, non so, limitata. Come se non gli piacesse stare troppo a lungo su un solo progetto. Come se il ruolo più adatto a lui in questo ambiente fosse quello di un consulente creativo piuttosto che di uno showrunner perennemente schiavo dei ratings. Tutte le volte che invece si è spostato sul grande schermo ha dato prova di serietà, cura e riservatezza. Tanto che dopo 3 anni ancora non abbiamo capito di che cazzo parli Into Darkness. Però c’è Benedict Cumberbatch, quindi è bello a prescindere.

– (8) Il coraggio
Tagliamo la testa al toro: l’aver accettato il rilancio di Star Wars è sintomo di un grandissimo coraggio. Lo aveva già dimostrato con Star Trek, ma la saga di Roddenberry è sempre rimasta un cult televisivo di nicchia rispetto all’agghiacciante imprinting generazionale che ha avuto Star Wars. Accettare la regia di una saga stampata così a fuoco nella mente di un’intera generazione comporterà, inevitabilmente, orde di fans infuriate che urleranno allo scandalo in qualunque caso. Non si tratta solamente di competere con il costante ricordo di Fener, si tratta anche della capacità di saper sopportare lo stress derivante da una major come la Disney che inevitabilmente avrà potere decisionale su qualsiasi cosa. I registi vogliono essere liberi di dare spazio alla loro inventiva; non amano essere condizionati da qualcuno più in alto di loro.

– (15) Fedeltà e rispetto
I Trekker estremisti possono pure mettersi l’animo in pace. Abrams ha dimostrato un grandissimo rispetto per l’equipaggio dell’Enterprise; pur non essendo, per sua stessa ammissione, un fan della serie televisa (okey, se non lo dichiarava forse era meglio). La fedeltà verso l’opera originale non è un obbligo da rispettare. Non mi pare che Peter Jackson sia stato rispettoso sino in fondo dell’opera di Tolkien; eppure non mi risulta che la trilogia de Il Signore degli Anelli faccia poi così schifo. Un film può essere bellissimo anche se prende le distanze dall’opera di partenza. Adattamento e film sono due cose da valutare diversamente. Nonostante tutto, Abrams ha dimostrato tantissimo rispetto verso la serie televisiva. Usando buchi neri qui e là, è riuscito a dare vita ad una storia tutta nuova mantenendo intatto l’universo originale. Leonard Nimoy ne è la prova. Se non è rispetto questo non so davvero cosa possa esserlo.

(16) Segretezza
E Dio solo sa se ce n’è bisogno. Gli spoiler sono uno dei tanti motivi per cui ormai è difficile riuscirsi a godere davvero qualcosa. Tra foto costanti sui set, dichiarazioni degli attori e altro; siamo arrivati al punto di sapere come finisce un film prima ancora che esca. Abrams è famoso per essere a dir poco paranoico quando si tratta di mantenere segreta una sua produzione. E’ giusto che sia così. Quest’uomo sarebbe capace di costruire un set alle Hawaii ed avviare un’intera produzione al solo scopo di girare un finto Star Wars. Nel frattempo dirigerebbe quello vero in un bunker costruito da lui stesso nei pressi dell’Area 51. Il risultato è quello di ottenere un hype fuori da ogni valore; riuscendo comunque a tenere basse le aspettative perché proprio non sai cosa aspettarti.

– (23) Versatilità
Se Star Wars è diventato quello che è, una ragione c’è: è particolare. Nella Trilogia Originale di Lucas vengono combinati tantissimi elementi e generi diversi. Il tutto amalgamato alla perferzione. Star Wars è sostanzialmente una favola in un contesto sci-fi. Come favola contiene tutti gli elementi tipici del genere: avventura, reami, guerrieri, mostri, magia e anche principesse, sì. Dall’altra parte abbiamo il Falcon, lo Star Destroyer, il Dio Executor, due Death Star e tante belle spade laser colorate. Abrams ha dimostrato a più riprese di saper affrontare ed amalgamare generi diversi. Nonostante sia palese la sua propensione per lo sci-fi, Abrams ha dato prova di cavarsela egregiamente anche su altri aspetti. Super 8, in particolare, è una favola che sembra uscita dagli anni 80. Al suo interno troviamo avventura, umorismo e drammi familiari affrontati con una splendida delicatezza; il tutto contornato da una tecnologia che non sembra mai fuori posto. Ha anche dimostrato di saper lavorare molto bene con i bambini, cosa che non tutti i registi sanno fare. Mi sembra superfluo anche solo sottolineare che con astronavi e mostri non dovrebbe avere problemi.

– (42) Ama Star Wars
Non ci sarebbe nemmeno bisogno di dirlo perché è evidente. In ogni sua produzione riesce ad infilare qualcosa della Galassia lontana, lontana. L’intro di Star Trek, per struttura, ricorda molto quell’inizio di Episodio IV che ci fa immergere immediatamente nell’azione grazie ad un piccolo Tantive IV braccato da un non tanto piccolo Star Destroyer. Abrams tende spesso ad iniziare i suoi lavori in modo analogo; ti fa precipitare immediatamente dentro la storia per poi fartela rivivere in un’altra ottica. Deve essere una deformazione professionale che si porta dietro dal 1977 assieme alla sua ossessione per i rapporti tra genitori e figli. Giusto qualche giorno fa mi stavo guardando il dvd di Star Trek con i commenti al film e… nulla, ogni 10 minuti la parola “Star Wars” doveva dirla. Non ce la faceva proprio a resistere.

– (108) Lens flare, lens flares everywhere
Sono fighi, e punto.

Facendo un paio di conti direi che, al momento, ci si possa ritenere abbastanza soddisfatti delle scelte della Disney. Con tutto questo non voglio dire che Abrams sia il migliore. Potenzialmente ci sarebbero altri registi che avrebbero le carte in regola per sobbarcarsi questa impresa. In particolare, dopo Moon e Source Code, Duncan Jones l’avrei reputata un’ottima scelta. Se non altro, era la mia seconda scelta. Abrams rimane comunque assolutamente perfetto, almeno sulla carta, per traghettare il primo capitolo della Nuov(issima) Trilogia.  Il vero timore è che con le date così ravvicinate si possa rischiare di avere una certa disomogeneità tra un capitolo e l’altro dato che, inevitabilmente, Abrams non potrà occuparsi della pre-produzione di un eventuale Episodio VIII  se sarà ancora indaffarato con la post-produzione di quello precedente. Il tutto, nel bel mezzo delle produzioni di Mission Impossible V e del sicuro Star Trek III. Che la Forza sia con te J.J., ne avrai davvero bisogno.

E’ due ore che non riesco a smettere di ridere

Aeris (40 Post) Gira sul Web dall'inizio del nuovo millennio e da allora ha fatto un sacco di cose inutili. Legge tanto, tiene a mente tutto ma posta pochissimo, ecco perché non avete mai sentito parlare di lei. Dal 1990 continuano a chiederle quale sia il suo Cavaliere d'Oro preferito; quelle persone stanno ancora aspettando una risposta.

 

5 Responses so far.

  1. Jerkman ha detto:

    Che dire. Aggiungo soltanto che nella prima stagione di Felicity (1999), la più bella serie televisiva “sul college” che sia mai stata fatta, il personaggio di Noel si accampa davanti a un cinema per non perdersi la prima della Minaccia Fantasma. J.J. profetico.

  2. Dave ha detto:

    Quotone!

    Io ne ho pieni i maroni che dice: “schifo, la disney ha preso questo e quello”. La Disney mi ha reso felice all’acquisto della Marvel, e mi ha reso euforico con questa mossa di mercato… le possibilità sono infinite… e ha scelto un cazzo di genio alla guida di un progetto splendido. Non vedo l’ora…

    E Sora che combatte contro Fener con ObiWan sarebbe un sogno splendido (Luke mi è sempre stato un po’ sui maroni… io amo Ian…) oppure Sora contro Jabba… mioddio cheffigata!

    Cmq attendo ancora classifiche multiple (si, Asgard. si, cavalieri d’oro.)

  3. Aeris ha detto:

    E’ ufficialmente iniziato il countdown per i film più attesi da qui al 2019. Tutto il resto sarà NOIA!

    Le classifiche arriveranno. Prima ho in cartellino qualche altra cavolata da dire. >_<

  4. Aeris ha detto:

    Ahahahah! Oddio, ma è meraviglioso! In effetti è davvero una domanda difficilissima. >_<

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